Dividere una circonferenza in nove parti di area uguale

Riuscite a dividere una circonferenza in nove parti di area uguale, usando solo riga e compasso ?

Il problema è interessante; la soluzione non è costruire il poligono regolare di 9 lati e usarlo per dividere la circonferenza, in quanto il poligono con 9 lati non è costruibile mediante riga e compasso. Questo significa che le aree devono avere forme diverse. Supponiamo che il raggio del cerchio di partenza sia 1, quello che avevo pensato era di dividere il cerchio in due parti, una corona circolare A e un cerchio B in maniera tale che l’area del cerchio fosse 1/8 dell’area della corona circolare. Fatto ciò basterebbe dividere la corona circolare in 8 pezzi per avere la suddivisione cercata. L’ottagono regolare è costruibile mediante riga e compasso.
Quindi il problema si riduce a trovare un punto r tale che 8*PI*(r^2) = PI*(1-r^2). Barando un poco con l’algebra, troviamo che r = 1/3. Quindi per dividere il cerchio in 9 parti uguali dobbiamo dividere in tre parti uguali il raggio, Tracciare una circonferenza che ha come raggio 1/3 del raggio della circonferenza originaria, e poi dividere in 8 parti, mediante un ottagono regolare, la corona circolare rimanente.

link:
- costruzione della suddivisione di un segmento in n parti uguali.
http://www.math.it/cabri/dividisegmento.htm

- costruzione dell’ottagono regolare.
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Regular_Octagon_Inscribed_in_a_Circle.gif

PS
Quella sopra era la mia soluzione originale. In realtà si poteva ragionare in maniera più semplice: bastava costruire un cerchio la cui area fosse 1/9 dell’area del cerchio iniziale, e quindi il raggio fosse 1/3 di quello del raggio iniziale. Allora la corona circolare rimanente, tolto il cerchio minore, avrebbe avuto come area 8/9 del cerchio iniziale. Ho aggiunto questo per mostrare che spesso alle soluzioni ci si arrivi prima in maniera contorta e poi ci si accorga che esiste un percorso più semplice. Un altra soluzione potrebbe essere invece costruire una corona circolare la cui area misura 4/9 e una circonferenza la cui area misura 5/9 e suddividerle ulteriormente in 4 e 5 rispettivamente. Oppure tagliare una corona circolare di area pari ad 1/9 e dividere il cerchio rimanente in 8.

Esiste anche un algoritmo ricorsivo, facilmente generalizzabile ad ogni divisione in N parti con N>=2. Partendo dal cerchio C0 iniziale si costruisce il cerchio C1 la cui area è pari ad (N-1/N) l’area di C0. La corona circolare ha area pari ad 1/N. Adesso si suddivide C1 in N-1 parti, costruendo il cerchio C2 la cui area è pari a ((N-2)/(N-1)) * C1 = ((N-2)/N) * C0. La corona circolare rimanente ha sempre area pari ad (1/N) * C0. E così via.

Riprendiamo a scrivere

Dopo una pausa lunga per tre traslocchi…

Buon Natale… anche se in ritardo

Caldo…

3.0

aggiornato…

Difficoltà delle prove invalsi

Ho letto le prove invalsi di quest’anno per la scuola media, da molte parti si sollevano voci sulla “difficoltà” della prova. Personalmente non la ritengo di difficoltà eccessiva rispetto alla preparazione in matematica che uno studente dovrebbe avere alla fine della scuola media. Anzi se uno studente trova difficoltà in prove di quel tipo è molto probabile che trovi difficoltà in matematica alle superiori. Quello che vorrei capire è il motivo per cui i test sono stati considerati, anche dai docenti, difficili. Avanzerei alcune ipotesi:

  1. Le prove sono diverse dallo schemino meccanico: espressione – formuletta – risoluzione, ma ti costringono a pensare al problema ed a ragionare per trovare il metodo di risoluzione.
  2. È un mettere le mani avanti perché non si è riusciti a risolvere o si son create grosse lacune in matematica durante i tre anni della scuola media.
  3. Gli studenti sono mediamente più dementi rispetto a quelli degli anni passati.

Riguardo al motivo #1 trovo che sia barbaro e fuorviante insegnare la matematica come se fosse solamente un insieme di formulette da applicare meccanicamente nei problemini e ritenere che la difficoltà maggiore della matematica sia ricordarsi la formuletta.
Problemi del tipo:

Scomponi (x^2-4) usando la formula della differenza di quadrati

sono troppo meccanici e, mia personale opinione abbastanza noiosi.
Mentre lo spirito della matematica dovrebbe essere quello di comprendere quale sia il problema e quali siano gli strumenti migliori per risolverlo. Nelle prove la difficoltà non era tanto nei calcoli da fare quanto nel pensare bene a quale calcolo doveva essere fatto.

In un laboratorio si devono riempire completamente 7 contenitori da un litro travasando il liquido contenuto in flaconi da 33 cl ciascuno.
Il liquido rimanente viene gettato via.
Qual è il numero minimo di flaconi che occorrono per riempire tutti e sette i contenitori?
Quanto liquido viene gettato via?

Possono essere fatti molti ragionamenti diversi per arrivare alla soluzione: considerare che mi servono tre flaconi e 1 cl, che prenderò da un’altra bottiglia. per fare un litro, quindi bastano 3×7+1 = 22 flaconi per riempire le bottiglie. O più meccanicamente fare la divisione 700:33 = 21,2121… e arrotondando per eccesso si arriva a 22.
Ma quello che a me preoccupa è che se uno studente ha difficoltà a risolvere problemi di questo tipo le ipotesi, impietose, sono due: o ha bisogno di un serio supporto oppure qualche docente del suo passato dovrebbe essere mandato a tenere corsi di zappatura e aratura.

Riguardo al motivo #2 credo che molta preoccupazione da parte dei docenti sia dovuta al fatto che il test è unico nazionale e quindi farà emergere, visto che fa anche media con le altre prove, le scuole migliori e quelle peggiori mostrando impietosamente dove, quali e quanti siano realmente i problemi. Anche se ci sarebbe da sperare che ci si muova per risolverli i problemi. Ma l’effetto devastante è che dopo anni ed anni di chiacchiere viene finalmente analizzato e valutato il lavoro dei docenti, finalmente si torna a valutare la scuola per i risultati che dovrebbe fornire. Giustamente il primo passo per guarire è mostrare che il paziente è realmente malato. Si può piangere quanto si vuole contro la gelmini e i test invalsi ma se ci son scuole che non funzionano la colpa di ciò non può essere solo ed esclusivamente del ministro.

Riguardo al #3 purtroppo calcolatrici e cellulari hanno un poco addormentato la mente, quando si andava a fare la spesa nella bottega dovevi fare in fretta i calcoli per vedere se una confezione da due chili a 3.000 lire fosse più o meno conveniente di una da due chili e mezzo a 3.600. C’è pigrizia nel fare i calcoli, questo è vero purtroppo. Si son ridotti i casi della vita di tutti i giorni nei quali si doveva applicare la matematica.

Riguardo alla questione energetica

Prendo spunto da discussioni avute su FB riguardo al ritorno del nucleare in italia, per chiarire alcune questioni. La forma è sulla base di domande e risposte. Il mio scopo non è di convincere se la scelta nucleare sia più o meno buona ma aprire una franca discussione sull’energia evitando barricate e dogmatismi. Personalmente credo che i vantaggi del nucleare sopravanzino i rischi legati al suo uso. Appena ho tempo cercherò di aggiornare l’articolo e di inserire anche ulteriori link.

Le centrali termiche in generale

Come funziona una centrale termoelettrica ?
Grosso modo una centrale termoelettrica funziona in questo modo: viene fatta bollire dell’acqua ed il vapore viene usato per muovere delle turbine collegate a degli alternatori. L’energia così prodotta viene immessa nella rete elettrica ad alta tensione per il trasporto agli utenti.
Per far bollire l’acqua può venire usato petrolio o derivati, gas, il calore dovuto alle reazioni di fissione nucleare.

Come funziona l’alternatore ?
Gli alternatori funzionano per induzione elettromagnetica, l’energia usata per far variare un campo magnetico viene convertita in energia elettrica, nello specifico corrente alternata. Il fatto importante è che nelle centrali elettriche gli alternatori e le turbine hanno dei vincoli molto rigidi sulle potenze erogate. In parole povere una centrale elettrica non può produrre energia che va da 0 al massimo teorico possibile ma, sfortunatamente, immette nella rete un valore costante di energia. Ecco perché durante la notte quando c’è meno richiesta viene usata l’energia prodotta per ripompare a monte l’acqua nei bacini delle centrali idroelettriche.

Come funziona la rete di distribuzione elettrica ?
Ci son due tipi di rete di distribuzione elettrica: quella ad alta tensione dove l’energia viene trasportata ad altissima tensione nelle varie zone, poi apposite centrali riducono il voltaggio e la distribuiscono alle utenze.

E non possiamo conservare eventualmente l’energia elettrica prodotta in eccesso ?
In tal caso bisogna considerare alcuni fatti:

  • i sistemi per lo stoccaggio dell’energia elettrica sono abbastanza inefficienti
  • alla fine del ciclo di vita utile le batterie sono estremamente inquinanti e devono essere smaltite con molta cautela
  • le batterie costano abbastanza e maggiore è la potenza messa da parte maggiori sono le cautele nell’impiego dei gruppi di continuità.

Solare ed eolico.

Perché solare ed eolico sono fonti inaffidabili ?
Il solare (fotovoltaico) e l’eolico sono fonti inaffidabili perché la potenza erogata nel tempo non è costante e non è neppure prevedibile a lungo termine quanto questa vari. Ad esempio l’energia prodotta mediante un parco eolico dipende dalla velocità del vento, in caso di bonaccia o di vento troppo forte per le pale, l’energia prodotta va a zero. Limiti simili li possiede anche il fotovoltaico, in caso di nebbia o giornate nuvolose l’energia prodotta si riduce notevolmente. La questione quindi è: supponendo che si abbia un fabbisogno non riducibile di 1.000 MWh cosa fare se la parte prodotta con solare e/o eolico viene a mancare ?
La si dovrebbe prendere dalla rete elettrica dove viene generata con metodi tradizionali ma rimane il grosso problema che la potenza trasmessa dalla rete non può essere variata facilmente in tempi rapidi, richieste eccessive di energia alla rete causerebbero la caduta in blocco dell’intera rete. Per questo motivo il solare e l’eolico non possono venire sfruttati oltre certi limiti imposti dalla tolleranza alla variazione della richiesta da parte della rete.

Ma non si potrebbe avere una generazione distribuita di energia solare ed eolica, statisticamente la produzione dovrebbe rimanere costante.
Il problema è la struttura della rete di distribuzione ad altissima tensione, ha dei limiti di variazione di potenza immessa ed assorbita molto rigidi. Collegarci fonti con produzione imprevedibile significherebbe causare continui black out. La produzione di sole e vento è costante nel lungo periodo, per brevi periodi non è abbastanza costante da rendere vantaggioso il trasporto della corrente generata in una zona verso altre zone. Ciò significa che l’energia prodotta deve rimanere nella zona di produzione e non può venire trasferita di molto.

Ma potremo usare le fonti rinnovabili come supporto ?
È giusto ed opportuno, il fotovoltaico potrebbe aiutare molto nel caso delle assolate giornate di agosto a ridurre, e di molto, la richiesta di energia per il condizionamento, non c’è alcuna controindicazione ad usare le fonti rinnovabili come fonti di supporto.

E non possiamo immagazzinare l’energia da qualche parte ed usarla dopo ?
Brutta notizia: i sistemi per lo stoccaggio dell’energia sono abbastanza inefficienti, e spesso inquinano, basta pensare alle batterie. Anche l’idrogeno ha le sue belle rogne come sistema per lo stoccaggio dell’energia: ha tutti i rischi che si hanno quando si stoccano gas combustibili, secondariamente per attivare una centrale “classica” serve tempo sia che bruci idrogeno, sia che bruci petrolio. L’idrogeno potrebbe essere utile in altre applicazioni, ad esempio come combustibile per l’autotrazione o in minicar con celle a combustibile, ma anche in questo caso l’idrogeno ha i suoi difetti: in primo luogo viene stoccato al altissima pressione, tanto per aver un termine di paragone la pressione di esercizio di un serbatoio di metano, gas leggermente più pesante dell’idrogeno, è di 220 bar (cica 216 atmosfere), e questo significa contenitori “robusti” e purtroppo pesanti. Secondariamente l’idrogeno tende a reagire rapidamente e violentemente con l’ossigeno atmosferico, in pratica è molto più “esplosivo” della benzina.
Bisognerebbe ripensare le automobili per essere sicure in caso di incidente.

Quanto è pulita l’energia solare ?
Gli inquinanti generati nel ciclo di vita di un pannello solare sono principalmente dovuti alla produzione del pannello ed alla sua dismissione. Ci sarebbe da considerare, se presenti, anche gli inquinanti dovuti all’impiego di sistemi alternativi di generazione energetica nel caso quella generata dal pannello sia insufficiente.

Non si può combinare il solare con il risparmio per eliminare la dipendenza dalle fonti classiche ?
Cosa alquanto opportuna. Il risparmio, ad esempio una migliore coibentazione delle case consente di ridurre le richieste di energia. Il problema è che la richiesta di energia per processi industriali o servizi è difficilmente comprimibile. Una villetta può andare avanti con risparmio ed un pannello solare, un ospedale, un’officina od un datacenter no. Sia per motivi di fabbisogno energetico sia per motivi di stabilità e costanza dell’approvvigionamento. E giocoforza devono affidarsi a fonti la cui produzione è costante nel tempo.

Il nucleare

il nucleare è pericoloso ?
come tutte le produzioni industriali si, c’è il rischio di incidenti e di catastrofi. Tale rischio può venire ridotto ma non si può escludere a priori che incidenti, per i motivi più svariati, ne avvengano.

perché rischiare con il nucleare ?
per lo stesso motivo per il quale stiamo attualmente rischiando con il petrolio, le industrie, le automobili. Per avere una migliore qualità di vita.

Il nucleare ha il problema delle scorie, che rimangono radioattive per secoli e millenni
Innegabile. C’è da dire comunque che la produzione di scorie pericolose, quelle che mantengono un alta radioattività per oltre un secolo è una frazione minima delle scorie prodotto dal reattore nucleare. Grosso modo l’1%. Comunque per un’analisi relativa alla gestione delle scorie si veda: http://it.ekopedia.org/Scorie_radioattive#Quantitativi_e_pericolosit.C3.A0
Un altro fatto da notare, a differenza di altri inquinanti industriali le scorie sono temute, questo significa che le ecomafie non possono, a differenza di come capita ad esempio per i toner esausti, contare troppo sulla connivenza e l’omertà delle persone che si trovano vicino alle discariche. Lo smaltimento del nucleare porterebbe molti rischi, senza considerare che tutto quanto entra od esce da una centrale viene punzonato e registrato regolarmente. Difficile far sparire sottobanco materiale pericoloso, molto difficile. Inoltre allo stato attuale sono in fase di studio sistemi per l’eliminazione delle scorie ad alta emivita sfruttando l’irraggiamento dovuto ai reattori veloci.

E se succede una nuova Chernobyl ?
È un rischio, come è un rischio che succeda una nuova Seveso, o che succeda un nuovo Vajoint. C’è da dire che nelle centrali occidentali incidenti gravi che hanno avuto, a parte qualche evacuazione di sicurezza, forte impatto sulla popolazione è avvenuto solamente l’incidente di Windscale a causa del quale risultano ufficialmente decedute 300 persone.
Il, paradossale, vantaggio del nucleare è che essendo percepito come un processo molto pericoloso c’è molta più attenzione alle misure di sicurezza.
Per una descrizione degli incidenti nucleari comunque si veda: http://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_nucleare e http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_INES.

Ma in italia non abbiamo fatto un referendum contro il nucleare ?
Come al solito in italia si tiene il piede in due scarpe: i quesiti del referendum non erano una domanda secca: “volete il nucleare si/no ?” ma tre domande più indirette

1. Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?
(la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento”, previste dal 13° comma dell’articolo unico legge 10/1/1983 n.8)

2. Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?
(la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “l’erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi”, previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)

3. Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero?
(questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).

Per la cronaca riguardo al quesito #3: l’enel, oramai società privata, sta stringendo accordi internazionali e sta partecipando alla costruzione di centrali nucleari all’estero.

(continua…)

Cambiamento nella scuola ?

Da tanti piccoli indizi mi sembra che si stia preparando un nuovo cambio di mentalità nella scuola con i “clienti” o meglio i genitori di loro che stanno modificando le richieste all’istituzione scolastica di livello medio e alto. La richiesta prevalente prima era di “custodire” i figli e garantire loro un titolo di studio, qual che esso sia e chiudendo tre o se necessario anche quattro occhi sulla reale preparazione del pargolo. Ho come l’impressione che questo sistema scuola stia arrivando al capolinea affondato dalle proprie contraddizioni; cioè creare una scuola d’elite di massa.
Dare il titolo di studio a tutti significa inflazionare tale titolo e svuotarlo di significato. Significa che nel mercato del lavoro il titolo di studio passa da condizione necessaria e sufficiente a mera condizione necessaria: ti penalizzo se non hai il titolo ma non considero il fatto che tu l’abbia.
Quali sono gli indizi del cambiamento nella scuola che sto vedendo ?

Ritorno, di fatto, agli esami di ammissione all’Università.
Oramai l’esame di stato è una mera formalità, la percentuale dei promossi viaggia oltre il 97% ed il voto non è fortemente legato alla reale preparazione dello studente non essendoci un sistema unico di criteri di valutazione ma rimane molto legato alla situazione geografica della scuola. Però è stato inserito quasi di soppiatto dalle università con il numero chiuso e con i test di orientamento obbligatori, un secondo esame per la valutazione della reale preparazione degli studenti.
Cosa siano le selezioni per il numero chiuso è noto, i test di orientamento invece non impediscono l’accesso alle facoltà ma, nel caso non si superino, lo studente prima di dare gli esami curriculari è obbligato a recuperare i debiti formativi evidenziati dai test.
Ciò significa che se un ragazzo, o la di lui famiglia, ha interesse a proseguire con gli studi universitari non gli è più sufficiente prendere un titolo valido per l’accesso ma bensì occorre: sia prendere un titolo valido per l’accesso all’università che possedere la preparazione occorrente per superare o i test per il numero chiuso ovvero i test di orientamento.
Questo si traduce in maggiore selettività nella scelta dell’istituto superiore favorendo quelli che danno una preparazione reale rispetto ai diplomifici che mirano solo a consegnare titoli.
I diplomifici diventeranno via via scuole ghetto frequentate principalmente da studenti a cui interessa solamente l’avere un pezzo di carta ma non interessa affatto ricevere una preparazione valida con le ovvie conseguenze del caso: verranno snobbati dagli studenti “migliori”, quelli che mirano ad avere una valida preparazione, l’essere pieni di studenti peggiori significherà che verranno considerate dai docenti sedi poco appetibili e quindi avranno un corpo docente formato da docenti alle prime armi o da “scarti” delle altre scuole. In pratica finiranno a fare baby sitting per studenti.
Nella scuola ritorna, di fatto, una differenziazione: ci saranno scuole di serie A, che formano e scuole di serie B che si metteranno in diretta concorrenza con i diplomifici privati.

Calo delle iscrizioni all’Università.
L’altro indizio è il calo delle iscrizioni all’università; lo studio universitario non viene più visto come un investimento remunerativo che porta ad un migliore posizionamento nel mondo del lavoro. Questo si traduce in una maggiore selettività nella scelta dei percorsi di laurea: vengono privilegiate le carriere che portano a maggiori chance di impiego a discapito di lauree più inflazionate. Un calo degli studenti si traduce in un ovvio calo delle risorse, visto che meno studenti significa anche minore capacità di spostare voti, e ciò implica tagli e chiusura di sedi staccate perché economicamente non sostenibili. Ed una maggiore concorrenza fra gli atenei, visto che oramai il mero possesso della laurea non è sufficiente gli studenti si orienteranno verso quelle università che possono agevolare, mediante accordi con “grossi” privati o fornendo una valida preparazione per il superamento dei concorsi pubblici e snobberanno i laureifici.

Creazione di un sistema di “certificazione delle competenze” parallelo e alternativo a quello dei curriculum scolastici.
La maggiore selettività delle richieste del mondo del lavoro sta portando ad un nuovo sistema di certificazione delle competenze: si consideri ad esempio il sistema di certificazioni legate all’informatica dove le grosse aziende “certificano” che le persone sono in grado di usare correttamente i loro prodotti. Ci son certificazioni di tutti i tipi e per tutte le tasche: dalla semplice ECDL che attesta una capacità di uso base del computer alle certificazioni specialistiche che attestano specifiche conoscenze in campi avanzati. Certificazioni che in certi casi facilitano l’impiego più dei titoli “istituzionali” rilasciati dalla scuola. Anzi a differenza dei titoli scolastici spesso le aziende conoscono sia la società certificante sia la qualità delle certificazioni, o in altri termini se hai solamente l’ecdl scordati di fare il sistemista senior.

La tecnica: “raccolta della spazzatura” diventa poco conveniente.
Per i motivi esposti sopra: un mondo del lavoro con accesso molto selettivo porterà a chiedere alla scuola, da parte di chi ha interesse ad entrarci, una preparazione seria, contemporaneamente ci sarà la richiesta di “certificazioni” della serietà dell’istituzione scolastica. Di fatto si arriva ad un sistema simil americano dove il titolo di studio non ha valore legale ma il valore del titolo viene assegnato in funzione del valore dell’ente che lo ha rilasciato. Maggiore è la fama dell’ente che rilascia la laurea e maggiore è il pregio che il titolo di studio avrà per potenziali datori di lavoro. Quindi la tecnica di rendere “facile” la scuola “aiutando” i ragazzi, in realtà promuovendo alle classi superiori anche chi, onestamente, meriterebbe non una bocciatura ma una retrocessione, servirà solo a strappare clienti ad altri diplomifici ma rischia di causare la fuga degli studenti capaci verso scuole con maggiore serietà(1).

Il colpo di grazia: valutazione delle scuole mediante criteri unici nazionali o regionali.
Il colpo di grazia alla vecchia scuola comunque lo daranno i criteri di valutazione unici nazionali, che consentiranno finalmente di poter confrontare su parametri abbastanza oggettivi le scuole. E i risultati di tali confronti, anche se ininfluenti dal punto di vista della premialità da parte del ministero, in ogni caso avranno un impatto abbastanza robusto sulle scuole. È difficile valutare la didattica di un docente o le qualità di una scuola ma è molto facile misurare e valutare gli effetti dell’insegnamento fornito dalle scuole. Prendiamo ad esempio un liceo classico: è immediato vedere in che percentuale i suoi studenti sono riusciti ad accedere passando le prove per i corsi a numero chiuso o i test di orientamento senza debiti, in quanto tempo si siano laureati rispetto alla media del loro corso di laurea. O nel caso di un istituto tecnico vedere quanti fra quelli che scelgono di lavorare hanno trovato lavoro, con quale contratto stanno lavorando e che livello di stipendio hanno raggiunto.
Tutte cose facilmente analizzabili e misurabili. Non servirebbe neppure che il ministero, anche se opportuno, adotti sistemi di premi/penalità, il sapere che gli studenti del liceo X hanno grosse difficoltà ad accedere all’università spesso diventa un valido motivo per far scappare gli studenti che hanno interesse a proseguire gli studi. Meno studenti significa automaticamente meno risorse, ovvero meno soldi.
Alla fine chi cagiona il successo od il fallimento di una scuola sono i genitori e gli studenti al momento dell’iscrizione, molti iscritti molti soldi, pochi iscritti pochi soldi. Se fino a poco fa la tecnica per avere molti iscritti era accontentarne la maggior parte dotandoli di titolo di studio conseguito con poca fatica e poco sforzo adesso la richiesta si sta spostando di nuovo non verso il pezzo di carta ma verso la preparazione che tale titolo presume.

Conclusioni.
Oramai la scuola sta cambiando più che per le solite demenziali pseudo riforme del ministero per le mutate esigente che nascono dalla variazione delle condizioni ambientali. L’accesso al mondo del lavoro, sia esso privato o pubblico è diventato maggiormente selettivo ergo chi ha una preparazione migliore si trova avvantaggiato rispetto a chi tale preparazione non l’ha. Anche fra i genitori comincia ad entrare la mentalità del: “serve sapere e saper fare” che “serve il pezzo di carta”. E le richieste, almeno dagli assennati, stanno variando: non più baby sitting e titoli a basso costo ma competenze. Le scuole che non si adegueranno entreranno rapidamente in agonia così come le università, c’è stata una contrazione ed una variazione della domanda; o l’offerta si adegua oppure scuole ed università perderanno rispetto a percorsi paralleli che garantiscono un migliore posizionamento nel mondo del lavoro come le certificazioni specialistiche private. Per sopravvivere devono acquistare di nuovo autorevolezza e qualità, e questo purtroppo implica il selezionare gli studenti, invece di mandarne molti allo sbaraglio mandarne avanti pochi ma capaci e bloccare chi capace non è.


(1) Nel ’68 alcune aziende semplicemente scartavano i laureati provenienti da certe università dove i corsi venivano svolti in maniera “democratica” ed “antidiscriminatoria”, con il risultato che il figlio di babbo con il pezzo di carta poteva entrare sempre nello studio del papà, il figlio del povero che magari quel titolo s’è l’era sudato ci si poteva solo pulire…

Ironia…

Per dimagrire devo ingrassare bene la bici.

Il bene va fatto bene

Adesso c’è anche il caso dello scuolabus di Verona con i poveri bambini lasciati a terra visto che i genitori non pagavano. Come al solito l’intellighenzia politically correct si sdegna e si indigna per come vengono trattati i bambini e per come i “brutti e cattivi” della lega fanno macelleria sociale dei poveri.
Se la sinistra ha preso solenni legnate è stato anche per questo tentativo di travisare la realtà trasformandola in un filmone strappalacrime stile oliver twist. Le responsabilità della situazione sono in primo luogo dei genitori dei bambini, se si è indigenti oppure se ci si trova in un periodo di difficoltà economica la prima cosa da fare è contattare i servizi sociali del comune e chiedere una dilazione od un aiuto. Questo è stato fatto dai genitori ? O hanno fatto orecchie da mercante sperando nell’ennesimo Pantalone ?
Il comune cosa avrebbe potuto fare ? Muovere i servizi sociali per levare la patria potestà a chi se ne frega allegramente dei figli ? Dare tutto in mano ad Equitalia, così oltre che i figli anche babbo e mamma andranno a piedi ? Far pignorare macchine e case per debiti di pochi euro ?
Vedo molto sdegno di facciata e il solito benaltrismo di giustificare un ladro dicendo che esiste qualcuno più ladro di lui.
I quelli, fessi ed onesti, che fanno i sacrifici per pagare quei servizi ai figli sono i primi a incavolarsi quando vedono i furbetti che non pagano e ottengono gli stessi servizi, diventano decisamente incavolati quando vengono giudicati e condannati da chi tenta di fare sulla vicenda tanto buonismo un tanto al chilo. E logicamente non vanno a votare chi non sapendo niente della situazione viene a fare la maestrina dalla penna rossa dando giudizi a destra ed a manca.
Il bene va fatto bene, è giusto dare aiuto e sostegno a chi si trova in difficoltà ma questo non deve essere fatto “a pioggia” dando tutto a tutti indipendentemente dalle reali necessità.